Quarant’anni da quel “piccolo passo”

Con la missione dell’Apollo 11 Neil Armstrong fu il primo uomo sulla superficie lunare

Di Elena Serra
TORONTO – È sempre stata meta di leggende e faro di notti romantiche, simbolo d’irraggiungibilità e bellezza. Poi, esattamente 40 anni fa, il grande scarpone di Neil Armstrong si posò sulla superficie polverosa della Luna, pronunciando il famoso «Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità», e quella bandiera a stelle e strisce divenne il simbolo di una generazione intera.
Lo storico volo dell’Apollo 11 – con un equipaggio di 3 astronauti: Neil Armstrong, Edwin E. Aldrin and Michael Collins – iniziò il 16 luglio 1969, e in 4 giorni raggiunse la superficie lunare dove Armstrong fu accompagnato da Edwin E. Aldrin, ed insieme raccolsero 21 chili di campioni del suolo, scattarono fotografie e installarono macchinari sperimentali. In diretta, davanti a milioni di telespettatori in tutto il mondo, issarono quindi la bandiera degli Stati Uniti, e comunicarono via satellite con l’allora presidente Richard Nixon. I tre astronauti atterrarono senza complicazioni nel Pacifico il 24 luglio, dove vennero facilmente recuperati. Successivamente, altre cinque missioni Apollo ebbero luogo, portando altri astronauti sulla superficie lunare, ad eccezione dell’equipaggio dell’Apollo 13 che fallì la missione. Il tutto si concluse però con l’Apollo 17, a soli 3 anni dall’impresa di Armstrong, rendendo Eugene Cernan l’ultimo uomo che passeggiò sulla luna.
Questo 40º anniversario, oltre che riportare alla mente ricordi sbiaditi, riaccende inevitabilmente le polemiche di coloro che hanno sempre sostenuto che lo sbarco sulla Luna fosse in realtà una messa in scena studiata ad arte in un periodo, quello della guerra fredda, che opponeva Usa e Urss anche nella corsa alla conquista dello spazio. Appare infatti strano pensare che un’impresa di tale calibro sia stata perseguita per soli 3 anni, e poi messa a tacere.
Nel 1975 lo statunitense Bill Kaysing pubblicò un libro intitolato We never went to the Moon: America’s Thirty Billion Dollar Swindle, diventando il capostipite del movimento contra la “bufala dall’allunaggio”. La teoria della cospirazione messa in atto dalla Nasa è sostenuta da una modesta quantità di prove indipendenti, ottenute attraverso l’analisi delle fotografie e del materiale diffuso dalla Nasa stessa, e presenta forti interrogativi ai quali non è mai stata fornita una risposta ufficiale. I motivi di una possibile messa in scena degli Usa, oltre al prestigio ottenuto durante la guerra fredda, potrebbero essere stati gli ingenti fondi economici – circa 30 miliardi – raccolti dalla Nasa in previsione della missione, la bassissima percentuale di successo, circa lo 0,017%, che si presume fosse stata calcolata in quegli anni, la necessità di fornire un diversivo alla guerra in Vietnam, e il mantenimento delle promesse fatte in ricordo del presidente Kennedy che nel 1961 promise alla Nazione di «raggiungere l’obiettivo, prima della fine del decennio, di portare un uomo sulla Luna e riportarlo sulla Terra sano e salvo».
Al di là delle polemiche e dei sospetti, nuovi progetti lunari stanno prendendo forma, e la Cina, oltre all’esplorazione umana, sta valutando la possibilità di sfruttare la Luna dal punto di vista minerario, in particolare per l’isotopo Elio-3, da usare come fonte di energia sulla Terra.
Noi per ora, ce la godiamo da lontano nelle notti d’estate, e sembra ancora irraggiungibile.


Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=89559

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