Francesca Schiavone al Corriere: «Arrivo a Toronto per vincere»

La tennista milanese promette battaglia al torneo che si svolgerà tra il 15 e il 23 agosto al Rexall Centre

Di Elena Serra
TORONTO – Non solo rossetti, caramelle senza zucchero e orecchini. Nelle borsette delle italiane ci sono sempre più spesso equipaggiamenti sportivi, ore di duro allenamento, e tanti, tanti record. E le atlete azzurre finalmente iniziano ad emergere.
In questo Paese che sta finalmente imparando che lo sport è molto più di un pallone che rotola tra due pali, donne che decidono di intraprendere una carriera sportiva emergono sempre più frequentemente e con forza a livello internazionale, dopo anni d’anonimato e fatiche, sgomitando tra federazioni e strutture inadeguate che spesso le costringono a lasciare il Paese.
Tra queste Francesca Schiavone – unica tennista italiana capace di ottenere tre quarti di finale in un torneo del Grande Slam – che a 29 anni può vantarne ben 6 consecutivi nella top 30 mondiale.
Nata a Milano ed attualmente residente a Londra, la Schiavone ha impugnato la racchetta per la prima volta quando aveva 10 anni, e da allora non ha più abbandonato il campo da tennis, catturata dalla magia della competizione, dal fascino della polvere della terra battuta e la velocità dell’erba, dal sottile equilibrio tra forza e gioco psicologico che costutuisce l’essenza di questo sport. La racchetta come matita per disegnare la traiettoria, i muscoli che si flettono in un urlo di potenza, la pallina che fluttua atterrando con grazia e prepotenza, ed un pugno che si alza al cielo con grinta.
Le solide qualità atletiche, i notevoli miglioramenti tattici e il gioco al volo decisamente migliore della media delle giocatrici presenti attualmente nel circuito, hanno regalato a Francesca Schiavone la gradita sorpresa di una seconda giovinezza – considerando che le giocatrici entrano nel circuito professionistico sotto i 18 anni d’età – che le ha regalato un ottimo 2009 con una superba prestazione a Wimbledon e la finale di Praga.
Attualmente numero 26, è preceduta nella classifica WTA soltanto da Flavia Pennetta, giocatrice di Brindisi vincitrice domenica scorsa del torneo di Los Angeles, quattordici posizioni più in alto.
Le due italiane, insieme a Mara Santangelo e Roberta Vinci, hanno conquistato nel 2006 la Fed Cup – il più importante torneo a squadre per nazionali femminili, equivalente alla Coppa Davis maschile – consegnando per la prima volta nella storia il titolo alla squadra italiana.
A poche ore dall’inizio della Rogers Cup, il principale appuntamento tennistico canadese che quest’anno proporrà una presenza da record, con ben 35 tra le top 30 mondiali presenti al torneo, Francesca Schiavone ha fatto per il Corriere un bilancio della sua carriera, raccontando i punti focali della sua preparazione e gli elementi che le stanno più a cuore. A difendere i colori azzurri al torneo di Toronto, che avrà luogo tra il 15 ed il 23 agosto sui campi del Rexall Centre della York University, ci saranno anche Flavia Pennetta e Karin Knapp, giovane promessa italiana attualmente numero 159 della classifica mondiale.
Francesca Schiavone, una lunga carriera piena di soddisfazioni, con il record italiano di tre quarti di finale in un torneo del Grande Slam. Ora, dopo 6 anni nelle prime 30 della classifica mondiale, qual è il suo personale bilancio?
«Il mio bilancio è positivo. In questi 6 anni ho potuto vivere bellissime e produttive esperienze. Questi risultati mi permettono di mantenere una classifica alta e continuare a lavorare duro per ottenere sempre un qualcosa in più».
Cosa pensa le sia mancato per raggiungere la top 10, sfiorata nel 2005?
«Penso che, per un insieme di motivi, il 2005 non era il momento giusto per entrare nelle top 10, ma la cosa positiva è che oggi ho ancora la possibilità di raggiungerla. Cosa voglio di più?!».
A 29 anni, quali sono i suoi traguardi futuri?
«Il mio obiettivo è quello di tornare a giocare ad altissimo livello e raggiungere nuove soddisfazioni personali».
Sappiamo che l’Italia non concede al tennis la dovuta attenzione, e che spesso i tennisti si vedono costretti a lasciare il Paese. Qual è stato il motivo del suo trasferimento?
«Desidero sempre migliorare ed evolvermi, e per farlo non posso stare in Italia, ma devo andare a cercare nuovi incentivi e nuovi metodi di allenamento. Questo non solo è utile ma rappresenta anche un forte stimolo».
Quale condizione sarebbe necessaria, se ne esiste una, per farla tornare in Italia?
«Una buona struttura e un team che mi offra serenità e professionalità».
In questo scenario, che significato ha per lei giocare per la Fed Cup – il più importante torneo per squadre nazionali femminili – che ha vinto con l’Italia nel 2006?
«La Fed Cup è una competizione molto speciale per me, e sono onorata che ogni anno l’Italia mi dia modo di giocarla. Abbiamo un ottimo team, e a novembre ci aspetta la finale. Lavoreremo sodo tutte insieme per provare riottenere il titolo».
Quale considera il miglior momento nella sua carriera tennistica?
«Quello che sto vivendo. Amo affrontare ogni giorno nuove difficoltà e sfide».
Come sono i rapporti con le altre giocatrici italiane? Competizione, collaborazione o amicizia?
«Competizione, collaborazione ed amicizia. Un misto perfetto per vivere in un circuito professionistico! Non faccio preferenze».
Quali sono le condizioni indispensabili per poter affrontare al meglio un incontro? Quanto conta per lei la preparazione mentale? Quali altri aspetti cura in previsione di un torneo?
«Le condizioni indispensabili per affrontare un torneo sono quelle tecniche, curando l’accelerazione e il controllo dei colpi, la parte fisica, attraverso la reattività e la potenza, quella tattica, studiando avversarie e metodi di gioco, ed infine la parte mentale, lavorando sulla serenità e la lucidità che un atleta deve possedere per essere pronto a tutto!».
Parlando di preparazione atletica e non, ha un nuovo allenatore?
«Per il momento mi sto appoggiando a Luis Delgado e a Giovanni Galeazzi, con i quali mi trovo molto bene. A fine novembre deciderò il mio eventuale nuovo team».
Come la fa sentire essere un modello per tante ragazze italiane che si avvicinano al mondo tennistico, e quale consiglio darebbe loro?
«Desidero lanciare loro messaggi positivi, determinati e anche divertenti; in fondo il tennis è un gioco. Con il tempo è importante curare, non solo il lato tecnico e le vittorie, ma anche un buon comportamento sul campo da gioco e fuori, per poter essere rispettata e rappresentare un buon esempio».
Sappiamo che parteciperà alla Rogers Cup di Toronto dal 15 al 23 agosto. Cosa si aspetta da questo torneo?
«Il torneo di Toronto mi piace molto. Il Canada è un bellissimo Paese, e la gente ama il gioco del tennis. Quale occasione migliore per esprimermi al massimo e godere di tanto calore. Ce la metterò tutta per ottenere la vittoria».
A Toronto vi è una numerosa comunità italiana che spesso manifesta la forte connessione con le proprie radici. Dimenticando i mancati riconoscimenti e le disattenzioni italiane per il tennis, quanto conta per lei il supporto dei tifosi italiani?
«Io credo che l’italiano in sè ami il tennis, e che appena ne ha le possibilità lo guardi alla televisione o lo segua sui giornali. So che al torneo di Toronto saranno presenti numerosi tifosi italiani, ed avrò modo di ringraziarli per essere venuti a vedermi. Per me è bellissimo essere riconosciuta come una grande atleta anche dai tifosi al di fuori del territorio nazionale».


Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=90406

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