Il Tai Chi di Assunta per sconfiggere il Parkinson

La 66enne originaria di Udine ha lottato contro il morbo con le arti marziali e domani parteciperà alla SuperWalk for Parkinson

Di Elena Serra

TORONTO – Una voce debole risponde al telefono, ma noi che conosciamo i contorni della sua storia sappiamo già quanta forza ci sia dietro quelle parole tremanti. Perché la 66enne Assunta Scaini convive ormai da 25 anni con il morbo di Parkinson, e non si è ancora arresa. Una malattia terribile che affligge circa 100.000 canadesi. Una storia come tante altre ma tutt’altro che ordinaria. Tanto coraggio e determinazione nell’attesa infinita che venga scoperta una cura.
Fiera delle sue origini italiane – è nata nella provincia di Udine – Assunta racconta di essere arrivata in Canada con la famiglia quando aveva solo 6 anni. «Mi sono sempre definita italiana – ci dice – fino a quando non sono andata in Italia la prima volta e la polizia dell’aeroporto, controllando il mio passaporto, ha detto: “No, tu sei canadese”. Dopo quella delusione mi sono sempre definita cittadina del mondo».
La sua voce fievole appare tuttavia serena anche quando inizia a parlare della sua malattia: «Sono andata dal medico per altri motivi, e dopo alcuni accertamenti il neurologo è venuto da me e mi ha detto “Signora, lei ha il morbo di Parkinson”». Assunta aveva solo 42 anni, e la sua vita era improvvisamente appesa ad un filo. «Come ho reagito? Mi sono subito voluta documentare – prosegue la donna – Ricordo di essere andata in biblioteca, trovando in un vecchia enciclopedia un solo articolo che diceva che i malati di Parkinson hanno un’aspettativa di vita di cinque anni».
La sua voce si blocca per un attimo, come per raccogliere le forze, e poi prosegue lentamente: «A parte il tremore mi sentivo molto bene, quindi non sapevo cosa pensare. Mi sono ripromessa che avrei fatto tutto ciò che sarebbe stato in mio potere per affrontare questa situazione nel modo migliore».
Oggi, a 25 anni di distanza, si può davvero affermare che Assunta ce l’ha fatta, non si è lasciata abbattere dalle insidie del morbo di Parkinson, che a volte si impossessa del corpo rendendolo quasi estraneo e non lasciandoti alcun controllo. Ma lei il controllo l’ha mantenuto, ha tenuto la mente focalizzata su un unico traguardo: «Quando mi sono ammalata si diceva che in cinque anni si sarebbe trovata una cura. Era ben 25 anno fa. Non è mai successo».
Il respiro si fa un po’ più pesante, le pause più frequenti, ma Assunta ha ancora tanto da dire. «Sto abbastanza bene. Le medicine mi permettono di essere attiva dalle 7 di mattina alle 8 di sera e poi vado a letto», racconta ancora Assunta, mentre il suo sorriso accennato sembra arrivare dall’altra parte del telefono. «Insegno ancora Tai Chi ai malati di Parkinson. I benefici di questa disciplina sono indescrivibili», racconta la donna, che ha iniziato a praticare Tai Chi 20 anni fa. Racconta con passione quanto questo l’abbia aiutata durante il suo lungo e difficile percorso, quanto sia potente ed efficace, quasi creato su misura per i malati di Parkinson, in quanto aiuta molto la circolazione, elemento cruciale in questa malattia. La sua voce debole trasuda tuttavia un’incredibile forza.
«Gli effetti che produce il Tai Chi sono quasi irreali», dice prima che la sua voce si spezzi bruscamente per la prima volta. «Sorry. Mi sto un po’ emozionando – ammette con un tono di voce appena percettibile, prima di proseguire sicura – Se 20 anni fa mi avessero detto che mi avrebbe aiutato in questo modo non ci avrei mai creduto».
Assunta Scaini parteciperà anche quest’anno alla SuperWalk for Parkinson, il maggior evento di raccolta fondi per il Parkinson Society Canada – con oltre 80 comunità e 13.000 tra partecipanti e volontari – che devolverà i ricavati al settore della ricerca, educazione, servizi ed assistenza per gli oltre 100.000 canadesi affetti dal morbo di Parkinson. L’evento, che avrà luogo domani, punta quest’anno al superamento del record dell’anno scorso di 2.4 milioni di dollari raccolti.
«Partecipo alla SuperWalk for Parkinson da 10 anni – ci dice Assunta ormai visibilmente affaticata – faccio ciò che posso per questa causa. Se credo ancora che si possa trovare una cura? Non lo so, ma le condizioni di vita dei malati di Parkinson sono migliorate molto, e sento ancora di dovervi partecipare».
Sembra quindi impossibile, dopo una conversazione come questa, tornare alla propria vita senza dire a tutti della SuperWalk for Parkinson, senza decidere di parteciparvi e dare un sostegno ad una causa importante. Ma ancora più incredibile appare il fatto che tutta la forza che ora sentiamo dentro, ci sia stata trasmessa dalla flebile e tentennante voce di una forte donna italiana di 66 anni, nascosta in un corpo affetto da Parkinson.


Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=91499

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