«Risarcimenti per le vittime del Poligono? È tutta una truffa»

Mariella Cao, del Comitato sardo Gettiamo le Basi, denuncia ad alta voce tutti i retroscena del dramma del P.I.S.Q.

Di Elena Serra

TORONTO – Il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze del Salto di Quirra (P.I.S.Q.), nella Sardegna centro-meridionale, è solo una, anche se la principale, area militarizzata del territorio sardo, nonché il Poligono sperimentale più grande d’Europa. Vi è anche il Poligono di Capo Teulada, meno conosciuto ma con una storia simile. Le numerose attività belliche che si svolgono al P.I.S.Q., sono sotto accusa per allarmanti situazioni sanitarie che si verificano nella zona: malformazioni fetali ed animali, e casi di leucenia e tumori – nel solo paesino di Quirra, 150 anime, ci sono stati 32 casi accertati di tumore. Benché ricerche scientifiche abbiano trovato metalli pesanti nell’erba e nanoparticelle che causano tumori e leucemie – così come ha confermato al Corriere Canadese la dottoressa Antonietta Gatti – non è mai stata ammessa ufficialmente la correlazione causa effetto tra il Poligono e le malattie, e le attività del Poligono non sono mai state fermate.
Per capire meglio la situazione, il Corriere Canadese ha intervistato Mariella Cao, del Comitato sardo Gettiamo le Basi, da sempre in prima linea al fianco dei malati e delle famiglie delle vittime.

Può raccontarci come è iniziato il tutto?
«La prima denuncia sui tumori e le leucemie è datata 2001, ed è partita da uno dei 3 medici di base di Quirra, frazione di Villaputzu, che ha riconosciuto che non fosse normale avere 8 casi di leucemia su 150 abitanti. Per questo motivo il sindaco, per giunta del centro-destra, fratello del medico ed oncologo, ha chiesto accertamenti, ed è stato successivamente messo a tacere da entrambe le forze politiche. A quel punto si è scatenata l’Asl con la teoria che la causa delle malattie fosse la vecchia miniera d’arsenico, ma tutti sanno che l’arsenico non causa questo tipo di patologie, e comunque le ricerche non hanno mai rivelato alcuna traccia di contaminazione d’arsenico. Nel frattempo comincia la pressione per ottenere una Commissione d’inchiesta parlamentare sui poligoni militari, che arriva col primo governo Berlusconi, alla quale partecipa anche la dottoressa Gatti, ma il mandato riguarda solo i militari. Il 14 febbraio 2008, prima che cadesse il governo e i lavori fossero interrotti, c’è stato la relazione della seconda Commissione d’inchiesta sull’uranio, mandato che questa volta comprende anche i civili, e che si è concentrata soprattutto sui poligono sardi».

Qual è stato il verdetto?
«Questa seconda inchiesta ha stabilito che attualmente non è dimostrabile il legame tra l’inquinamento bellico e le malattie riscontrate ma, siccome non è dimostrabile neanche il contrario, si prende atto dei morti e dei malati, non solo nei teatri di guerra ma nei poligoni e tra i civili. Pertanto si riconosceva l’obbligo del ministero della Difesa di risarcire le vittime e le loro famiglie».

Cos’è successo da allora?
«L’obbligo del risarcimento è stato recepito dalla Difesa con molta calma nel marzo 2009, con quello che noi definiamo un decreto-truffa, in quanto è stata posta la clausola che dice che hanno diritto al risarcimento solo i civili che abitano ad 1,5 km di distanza, per cui tutto il paese di Teulada – vicino al Poligono di Capo Teulada, ndr – non rientra nella copertura. È come se potessero stabilire i limiti all’andirivieni delle nanoparticelle e delle polveri di guerra. In più bisogna compilare un modulo che non si trova da nessuna parte, che solo la CGL è riuscita ora ad ottenere».

Mi conferma che ci sono ancora delle ricerche in corso?
«Si. Appena sono state rese note le conclusioni dell’inchiesta del Senato, la Difesa è partita con il piano di monitoraggio voluto per la presenza della clausola che dice che è fatto obbligo alla Difesa di risarcire le vittime a meno che possa provare la sua estraneità. Hanno costituito, per fingere la democrazia, il Comitato Politico Territoriale formato da alcuni sindaci locali, dei quali non sono chiari i criteri di scelta in quanto molti sindaci di comuni toccati dal Poligono non sono presenti, mentre ce ne sono altri che non hanno alcuna attinenza con poligono, più le province di Cagliari e dell’Ogliastra. Ma è stato presentato un monitoraggi già pronto, fatto dall’Aeronautica che per l’occasione si è autonominata Ente Scientifico di Eccellenza, cioè l’organo che decide come cosa e dove si deve controllare. D’altronde lo scopo del monitoraggio è descritto da loro con un’onestà estrema: ottenere il certificato di qualità ambientale, cioè dimostrare che il poligono è un gioiellino ecologico. E quindi non pagare coloro che dovrebbero ricevere il risarcimento».

Si parla molto di uranio impoverito, ma non è mai stata trovata una prova scientifica alla presenza dell’uranio sul territorio sardo.

«Questo è il motivo per il quale ho utilizzato il termine generico “inquinamento bellico”. Nell’ignoranza che tutti abbiamo riguardo alle schifezze belliche che vengono utilizzate, l’uranio è stata la prima cosa alla quale si è pensato quando si è detto che causava tumori, leucemie ed alterazioni genetiche. Ora, come cittadina, che sia uranio, plutonio o quant’altro non mi interessa, purché si riconosca che sta uccidendo le persone. In questi casi dovrebbe essere messa in atto la normativa recepita dall’Italia e dall’Europa, che è quella del comune buon senso, e dice che alla presenza di sospetti si devono interrompere tutte le attività. Quello che chiediamo è la sospensione immediata per poter verificare la situazione, naturalmente in modo serio e non come è stato fatto fin ora».

Non ha quindi molta fiducia nelle indagini in corso?

«La verità è che in quest’indagine-truffa hanno investito 2,5 milioni di denaro pubblico. La prova della truffa si ha quando si pensa che in un’area di Porto Torres, zona industriale sarda di 1.100 ettari, sono stati fatti 1.500 campionamenti per ricerche sull’inquinamento, mentre nel Poligono di Quirra, grande 12 volte in più, sono stati fatti 200 campionamenti dentro il Poligono e 500 fuori. Questo conferma il loro scopo».

È vero che lei parla anche di possibili esperimenti mirati sulla popolazione?

«È uno dei sospetti che abbiamo. Episodi di esperimenti sulla popolazione sono stati fatti in lungo ed il largo, dagli Stati Uniti, dalla Francia, dall’Inghilterra, e anche dalla pacifica Svezia. Sono stati ammessi agli atti del Congresso, e l’unico Paese che non li ha mai ammessi è stato l’Italia. L’altro sospetto grosso che abbiamo è relativo allo smaltimento delle armi chimico-biologiche perché, ammesso che l’Italia le abbia smaltite, gli unici poligoni dove poterlo fare sono quelli della Sardegna perché sono i più grandi d’Europa. Altro punto sotto processo sono i sistemi radar con forti onde che incombono su Quirra e che provocano un forte inquinamento elettromagnetico. Su questa ipotesi troviamo conferma dalla Germania dove 1500 militari hanno messo sotto accusa il loro sistema antimissile, lo stesso usato a Quirra. Non è mai stato fatto nessun controllo al riguardo».

Com’è possibile che ancora oggi il Poligono non sia recintato e venga permesso l’accesso ai pastori?

«La recinzione è più o meno fasulla. A Teulada hanno stipulato contratti con i pastori che prima pascolavano gratis ed ora pagano l’affitto, che costa più di quello che si paga per i privati, e condizioni terribili perché se dovesse succedere qualcosa la colpa ricade sui pastori. Contratti “d’oro” per la Difesa che vorrebbe adottarli anche a Quirra. Tra l’altro i pastori sono i primi a dire che la zona non è inquinata perché nessuno comprerebbe più i loro prodotti. Loro stanno lì perché non hanno alternativa».

Cosa mi sa dire della privatizzazione del Poligono?
«Manovra eccezionale che sta andando avanti. Con la privatizzazione del Poligono l’Italia riuscirebbe a mettersi in regola con la legge cioè, il ministero della Difesa non sarebbe fuori legge in maniera spudorata come lo è oggi. La legge italiana dice infatti che i demani militari che creano un danno economico e sociale (quando è stata fatta le legge nel ’76 ancora non si sapeva del danno sanitario ed ecologico, ndr) vanno equamente ripartiti in tutto il territorio nazionale. Questo sistema fa carico al ministero della Difesa di provvedere all’equa ripartizione. In cifre il demanio militare sparso in tutta la penisola italiana ammonta a 40.000 ettari, dei quali 24.000 sono in Sardegna. Considerando che ce ne spetterebbero 2.000 o massimo 3.000, significa che vanno chiusi i 13.000 di Quirra e i 7.000 di Teulada. Ma la privatizzazione del Poligono permette loro di dire che quella non è più demanio militare ma una struttura civile. L’altro grosso vantaggio è che oggi c’è l’obbligo di presentare la programmazione semestrale delle attività, ma con la privatizzazione quelle informazioni resteranno segrete. E anche livello di cassa pubbliche penso che il tutto sia un affare».

Considerando i tempi – circa 15-20 anni – ed i costi necessari per la bonifica, calcolati dal momento della fine delle attività, pensa che la chiusura del Poligono sia la soluzione più giusta?
«La bonifica a Poligono inattivo è fondamentale. È fondamentale porre fine alla strage. Lo smantellamento si pone tra minimo 20 anni, e questa è una decisione che spetta alle generazioni future. Noi non vogliamo il primato dei posti dove si collaudano i droni assassini che stanno sterminando gli iracheni e gli afghani».

Cosa si può fare più di quello che avete fatto voi per anni?
«Diffondere l’informazione è la cosa che gli sconvolge di più. Ad esempio il libro di Carlotto, Perdas de Fogu, li ha mandati in bestia. L’Italia non ha saputo della sindrome di Quirra perché i media sono stati in silenzio fino al 2004, con le poche eccezioni di Liberazione e Metro. Il problema Quirra è stato sollevato anche da Óscar Arias Sánchez, premio Nobel per la pace, alla conferenza internazionale di Durban. Ovviamente l’intenzione dell’Italia è quella di tenere tutto a tacere».


Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=94357

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  1. «Nel poligono qualcosa che fa paura» « Elena_SC's Blog - August 29, 2010

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