Festa della donna, dietro la mimosa

La celebrazione dedicata alle battaglie compiute dal “popolo rosa”

Di Elena Serra

La Giornata Internazionale della Donna, festeggiata l’8 marzo, si propone la celebrazione delle conquiste sociali, politiche ed economiche raggiunte dalle donne dopo lotte di anni contro discriminazioni e violenze, purtroppo ancora presenti in molti Paesi. Ma quella mimosa, rubata da un albero mentre si va a scuola per poterla regalare alla compagna di banco, o comprata di fretta da un ambulante per la mamma o la moglie, resta spesso un gesto fine a se stesso.
La perdita di significato della ricorrenza avvenuta negli anni, ha fatto sì che si perdesse il senso della protesta a favore di una connotazione più commerciale, fino ad arrivare alla completa ignoranza comune della sua nascita.
Soprattutto nel dopoguerra si diffusero voci che datavano la nascita della festa della donna ad un incendio avvenuto il 25 marzo 1911 in una fabbrica di camice di New York, nel quale morirono 146 operaie, in gran parte immigrate italiane. Questo episodio, pur scuotendo l’opinione pubblica con un fortissimo eco sociale e politico che portò al varo di numerose leggi sulla sicurezza sul lavoro, non rappresenta altro che una delle numerosissime tappe della lotta che ha portato la donna all’emancipazione.
Già da tre anni, infatti, si parlava della questione femminile e della rivendicazione del voto alle donne, seppur la politica non voleva scendere a patti con i gruppi di “femministe borghesi” che si stavano ormai diffondendo. Furono le donne del partito socialista americano a rifiutare per prime questo divieto, annunciando che il Congresso non aveva «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione», e nel 1909 si mobilitarono per riservare l’ultima domenica di febbraio ad una manifestazione per il diritto del voto femminile. Il 28 febbraio ci fu dunque la prima ufficiale Giornata della Donna celebrata negli Stati Uniti. In quella occasione fu anche dato spazio alle rivendicazioni sindacali chieste ad alta voce da 20.000 camiciaie newyorkesi il cui sciopero, durato tre mesi, si era appena concluso.
La prima Giornata Internazionale della Donna si celebrò in Europa il 19 marzo 1911, data scelta dal Segretariato internazionale delle donne socialiste, anche se in alcuni Paesi arrivò solo successivamente: Russia 1913, Francia e Germania 1914. In Italia il tutto avvenne solo dopo la Prima Guerra, nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d’Italia, che volle celebrarla il 12 marzo.
Nel settembre del 1944 si costituì a Roma l’UDI, Unione Donne Italiane – formata da donne appartenenti al PCI, PSI, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro – che decise di celebrare l’8 marzo 1945 la prima Giornata della Donna nelle zone dell’Italia libera, e nello stesso periodo a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. L’anno successivo, 8 marzo 1946, la festa della donna fu finalmente celebrata in tutta Italia e vide la comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio in quei giorni, e che rappresenta ancora oggi la ricorrenza.
Durante gli anni del femminismo, ebbero una particolare rilevanza le celebrazioni della festa della donna di Roma nel 1972, quando comparve un volantino che diceva “non siano lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l’intero processo della maternità”, e si parlò per la prima volta di legalizzazione dell’aborto, liberazione omosessuale e prostituzione legalizzata.
Le Nazioni Unite designarono il 1975 come Anno Internazionale della Donna, che ha visto per la prima volta tutto il mondo unito nella ricorrenza dell’8 marzo, attraverso eventi su larga scala, e dibattiti per onorare i traguardi raggiunti e ricordare all’intera comunità che vi era ancora tanto da fare per preservare l’eguaglianza tra i sessi e sconfiggere discriminazioni e violenze.
Solo due anni dopo le Nazioni Unite si impegnarono ufficialmente nella lotta alle discriminazioni ed aumentarono il supporto verso la piena ed eguale partecipazione.
Per quanto molti aspetti di questa lunga e dolorosa lotta femminista possano a molti risultare difficili da comprendere – soprattutto per le nuove generazioni, nelle quali le ragazze non hanno dovuto lottare per poter andare a scuola o indossare un paio di pantaloni – è importante ricordare che ciò che oggi ci appare come scontato, è stata in realtà una difficile conquista della quale donne e uomini devono esserne consapevoli.
Ed è stato per questo che sabato scorso più di 2.000 donne hanno marciato per le strade di Toronto, tenendo alta l’attenzione sulle pari opportunità nel mondo del lavoro. «Questa ricorrenza è nata da problemi che ancora oggi le donne si trovano ad affrontare» ha affermato uno degli organizzatori, chiedendo al governo una maggiore attenzione per le politiche sociali dedicate alla famiglia.
Così come si commemorano i veterani per la libertà che hanno per noi conquistato, o si cita Martin Luther King come simbolo di importanti traguardi, è importante non reputare la festa della donna come una celebrazione di serie b, in quanto rappresenta una tappa importante e piena di significato. E forse quest’anno quella mimosa, ricevuta o regalata, potrà sembrarci ancora più importante, e ci ricorda che la strada da percorrere è ancora molto lunga.


Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=97109

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One response to “Festa della donna, dietro la mimosa”

  1. festa della donna roma says :

    vi segnalo il sito per consultare le migliori feste per la sera dell’8 marzo in occasione della Festa della Donna a Roma

    per info 3388741263

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