Toronto: un giorno di “ordinaria” follia

26 giugno 2010: la Gta brucia ed assiste impotente a violenze inaudite


di Elena Serra

TORONTO – Era il 2001 quando immagini terribili di una Genova distrutta durante il G8 si sono stampate nella mia mente. Nitido è naturalmente il nome di Carlo Giuliani, anche se per mia natura trovo molto difficile designare vittima e carnefice, soprattutto in situazioni del genere. Ma un ragazzo è morto, e questo resta.

Quella linea sottile tra diritto e molestia, protesta e ribellione, manifestazione e violenza ha sempre caratterizzato queste grandi appuntamenti politici, che appaiono sempre di più raduni di lusso tra ex compagni di scuola – con odi ed antipatie annesse – che riunioni risolutive per un mondo sempre più allo sbando.

Parliamoci chiaro, più che promesse e buoni propositi – che spesso si sa già non potranno essere mantenute – questi meeting non producono nulla di concreto, e la gente ha il diritto di protestare.
È assurdo che la politica sia così lontana dalla gente, che presidenti e primi ministri siano più concentrati sulle delizie dello chief di turno che su ciò che succede nella strade  del proprio Paese. Abbiamo visto fin troppe strette di mano di circostanza, sorrisini maligni e battute di Berlusconi mentre mostra il bicipite ai colleghi per riuscire a continuare a ignorarle o giustificale. Questi capricci dei politici sono ormai indigesti a molti, troppi, sempre di più, ed è giusto che la gente possa esprimerlo.

Non vi sono giustificazioni per promesse non mantenute, per un documento con copertina in pelle, firmato con penna d’argento, ma finanziato solo al 9% in cinque anni.
È vero, molti non hanno soluzioni, io per prima, ma non sono un politico. Non ho scelto di guidare una Nazione, di rappresentare un popolo. Non è quello il mio lavoro. Ma sono un cittadino, e se provo disgusto per questa classe dirigente internazionale che si presenta nella mia città, la blinda e la occupa solo per una cena di lusso di cui noi dobbiamo pagare il conto, ho il diritto di scendere il piazza ed urlarlo.

Così hanno fatto ieri migliaia di persone nelle strade di Toronto, nonostante in molti abbiano deciso di passare il fine settimana lontano, spaventati – per non dire terrorizzati – dalle incredibili misure di sicurezza alle quali tutti – volente o nolente – hanno fatto da testimone. Mi riferisco allo sradicamento degli alberi, alla rimozione dei cestini della spazzatura, l’installazione di telecamere in ogni angolo, e la presenza di grate di protezione per la “zona rosa”, che però hanno intrappolato negozi, uffici, abitazioni, parcheggi. Per non parlare degli agenti antisommossa che, più di trasmettere un senso di sicurezza hanno trasmesso una terribile inquietudine.
Anche una semplice corsa lungo il lago si è trasformata in un’avventura surreale.

Comunque quello che si è visto per le strade della Gta non aveva niente a che vedere con il G20, né con le proteste, o i diritti. È stata semplicemente pura violenza.
Scene terribili di vandalismo alle quali una città intera ha assistito con il fiato sospeso, rifiutandosi di crede che stesse accadendo proprio lì. Molti hanno visto la vetrina del proprio posto di lavoro cadere sotto i colpi di bastone, il proprio bar o banca venire distrutto da calci e sassate, l’auto del vicino essere incendiata.

Strade intere sono ora solo cumoli di detriti e desolazione, e non è ancora finita.
Fa davvero effetto sapere che la città di Toronto ha speso un miliardo di dollari per assicurare la sicurezza, e poi scoprire che non si parlava della sicurezza della città, dei cittadini, dei manifestanti pacifici, ma bensì dei 20 Grandi che non sarebbero dovuti essere interrotti durante la cena. Così è stato dunque, missione compiuta? (500 arresti, 20.000 agenti…ed oggi si cintinua)

Peccato davvero, perché le migliaia di persona che hanno gridato la propria rabbia l’anno fatto in modo esemplare, vicini alla polizia ma con fiori, balli e musica. Sarebbe davvero potuta essere una bella lezione di civiltà per tutti. Invece, si è deciso di rimanere negli stereotipi di queste manifestazioni, prese in mano da poche decine di black bloc, capaci però di offuscare ciò che migliaia di manifestanti rappresentano, e mostrare al mondo solo una città che brucia, le cariche dalla polizia, i vandalismi ed i lacrimogeni, e ragazzi che diventano inermi quando gli vengono  messe le manette.

Appare poi tutto disordinato, un immenso collage di informazioni, foto, video, che non ti ricordi più cosa hai visto con i tuoi occhi, cosa ti hanno detto e cosa hai visto live alla tv. Perché comunque hai vissuto tutto sulla tua pelle, è la tua città, e te l’hanno distrutta. Poco importa chi è stato, ancora meno il perché. Non ci sono bravi e cattivi, purtroppo. La violenza ha reso tutto e tutti miserabili, e questa è l’ingiustizia maggiore.
Così, il mondo si spacca in due: i Grandi della terra che gustano pietanze con forchette d’argento mentre fuori vi è guerriglia, e la città che cade vittima della violenza grazie a persone che escono dai tombini e che ignorano del tutto la ragione per la quale bisogna marciare.

Onestamente non vi è troppa differenza tra i due.

Il mondo, quello vero, quello pacifico, la gente che lotta per i propri diritti, che chiede l’acqua per le generazioni future, che è stanca di vedere persone morire di fame… quella è un’altra cosa. Esiste, è molto più grande.
Ma si parla e si racconta solo di politici e black bloc.©

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2 responses to “Toronto: un giorno di “ordinaria” follia”

  1. LUCIA MARASA' says :

    Complimenti! Le tue parole hanno espresso a pieno quello che penso..Non potevi spiegare meglio ( PURTROPPO) la realtà delle cose..Continua così!

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