Ttc espropria coppia di ultra settantenni

Gli italo-canadesi hanno appreso da una lettera che avrebbero perso la casa di proprietà

Di Elena Serra

TORONTO – The better way, ovvero “il modo migliore”. Se vivessero secondo il loro stesso slogan, i vertici della Toronto Transit Commission eviterebbero non pochi problemi. L’azienda si è infatti trovata troppo spesso al centro delle critiche nei mesi scorsi, e dopo una campagna “d’emergenza” per cercare di recuperare la fiducia dei torontini, eccoci di nuovo al punto di partenza.

Questa vola però non si tratta della sregolatezza di alcuni impiegati, che schiacciano un pisolino sulla poltrona della biglietteria, o della maleducazione di un autista, che decide di fermare l’autobus per uno spuntino mentre decine di persone aspettano impazienti il suo ritorno. Ora, al centro della bufera vi sono espropri che la Ttc vuole compiere per la costruzione della seconda uscita della fermata della metropolitana di Greenwood, nell’ala Est della Bloor–Danforth line.

Per capire meglio di cosa si tratta, immaginate una coppia di sposini italiani – Grazia e Domenico Calia – arrivati in Canada dopo la guerra, qualche anno di sacrifici e poi, finalmente l’acquisto di una casa al 247 di Strathmore Boulevard. Erano ben 51 anni fa, e nell’area non c’era neanche la metropolitana, che arrivò circa 7 anni più tardi. Per più di mezzo secolo hanno vissuto lì, lei casalinga, lui impiegato alla Ttc, cinque figli, 8 nipoti. Una storia nella quale moltissimi possono immedesimarsi. Poi, lo scorso 17 giugno una lettera ha cambiato tutto. «Quando l’ho letta pensavo ci fosse un errore – ha raccontato al Corriere Canadese Bruna Amabile, figlia della coppia e residente al numero 243 di Strathmore Boulevard – non era possibile che espropriassero casa dei miei genitori».

Solo nei giorni successivi, in una riunione di più di 200 persone della comunità, le informazioni sono iniziate a trapelare: il Ttc Second Exit Plan è un progetto che prevede una seconda uscita per ragioni di sicurezza in 14 stazioni della metropolitana, al costo di $8mln di dollari a stazione. È un progetto datato 2002, del quale nessuno nell’area di Greenwood ha mai sentito parlare fino al mese scorso – anche le informazioni sul sito Internet della Ttc sono miracolosamente comparse pochi giorni fa – e prevede l’esproprio totale di due abitazioni di proprietà, più altre 10 che verranno espropriate in parte o coinvolte nei lavori.

Una delle case che verranno espropriate sarà proprio quella di Grazia e Domenico, oggi quasi ottantenni, che necessitano delle cure di un’infermiera durante il giorno, e dell’assistenza della figlia Bruna, fortunatamente a due porte di distanza. «Nessuno discute gli standard di sicurezza della Ttc – spiega Bruna Amabile – io stessa uso i mezzi pubblici e voglio essere sicura, ma discutiamo i modi e la non trasparenza con la quale la Ttc sta agendo. I residenti di Woodbine sono a conoscenza di espropri nella loro zona da parte della Ttc da più di un anno, noi non siamo stati contattati da nessuno per otto anni, sia personalmente, sia come comunità. Nessuno è venuto a spiegarci cosa stava succedendo e a consultarsi con noi».

La sensazione è che molte famiglie potrebbero trovarsi presto nella stessa situazione, in quanto il Ttc Second Exit Plan coinvolge bel 14 stazioni, ed è ancora nella fase iniziale. «Chiunque può svegliarsi donami e ricevere una lettera che dice che la Ttc ti porta via la casa di tua proprietà. I miei genitori hanno vissuto qui per 51 anni, hanno pagato le tasse. Non c’era neanche la Ttc quando si sono trasferiti qui. La gente non lo sa, ma queste cose possono accadere e tu perdi tutto in un attimo». La cifra che la coppia riceverebbe come “compenso” dell’esproprio, essendo basata su valori di mercato, non permetterebbe loro neanche l’acquisto di un’altra casa. «Se volessero acquistare dovrebbero accollarsi un mutuo a quasi ottant’anni – continua la figlia – senza contare il trauma di uno spostamento ed il fatto che non sarei più a due porte di distanza per assisterli».

Stasera al Danforth Collegiate and Technical School è previsto il secondo incontro pubblico con la Ttc: «Noi abbiamo già presentato loro possibili e valide alternative – spiega Bruna – Solo oggi, (giovedì, ndr) la Ttc ci ha fornito tutta la documentazione sul progetto. Sono centinaia di pagine che avremmo bisogno di studiare prima dell’incontro, ma non ce n’è stata data la possibilità. Abbiamo chiesto un rinvio della riunione, ma ci è stato risposto che non era possibile perché la data era stata fissata un anno fa. Peccato che l’intera comunità sia stata tenuta all’oscuro di tutto». Il dispiacere di Bruna, dei suoi genitori e dell’intera comunità per una situazione spiacevole, è sicuramente aggravato delle maniere, dalla non trasparenza e dalla fretta con la quale il chair della Ttc Adam Giambrone e la sua azienda stanno gestendo una situazione che avrà effetti profondi sulla vita dei residenti.

«Lo sa che mio marito ha lavorato alla Ttc per più di trentenni? – chiede improvvisamente Grazia spalancando le braccia – Mio figlio tuttora lavora lì, e loro vogliono portarci via la casa». «Hanno fretta perché vogliono concludere tutto prima di agosto ed ottenere i finanziamenti prima delle elezioni», spiega Bruna. Venerdì, durante l’annuncio del futuro arrivo del segnale per cellulari nelle stazioni della metropolitana, Adam Giambrone ha dichiarato che la Ttc «vuole essere parte della vita della comunità e fare di tutto per migliorarla», ma espropria una casa a due ultra settantenni solo perché è la soluzione più facile e meno costosa. La comunità non si arrende, e promette battaglia.
«Questa è l’unica casa che abbiano avuto qui in Canada – conclude Grazia con gli occhi lucidi – e ora non so dove andremo. Questa casa è tutta la mia vita».

Data pubblicazione: 2010-07-12
Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=100357

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