Fabio Fognini, unica racchetta azzurra – Intervista

«Più brave le donne? Il tennis maschie e quello femminile sono due sport diversi»

di Elena Serra

TORONTO – È l’unico Azzurro in questa edizione 2010 della Rogers Cup di Toronto: Fabio Fognini, 23 anni di Sanremo, al momento numero 92 della classifica Atp. Professionista dal 2002, Fabio ha esordito al Rexall Centre sabato nel primo turno di qualificazione, liberandosi in poco più di un’ora di gioco del canadese ventitreenne Erik Chvojka – entrato nel torneo con una wildcard – con un secco 6-2 6-4. Domenica pomeriggio, dopo una lunga interruzione dovuta alla pioggia, si è infine guadagnato l’ingresso nel tabellone principale battendo l’americano Michael Yani, con il punteggio di 6-4 6-3.
Oggi, nell’incontro di primo turno, il giocatore ligure affronterà il ceco Radek Stepanek, numero 29 del mondo, nella speranza di restare nel torneo. Il Corriere Canadese lo ha incontrato e gli ha domandato i motivi della netta differenza di rendimento tra uomini e donne del tennis italiano.

Fabio, prima di tutto complimenti. In campo sei sembrato abbastanza tranquillo.

«No, tranquillo no. Ma ho giocato bene e non era facile. Queste sono state le mie prima due partite sul cemento dopo tanto tempo, e quindi sono contento. Ora ho la grande occasione di poter giocare il tabellone di un torneo così importante».

Eri già stato in Canada?
«Si, nel 2007 a Montréal. Anche lì ero partito dalle qualificazioni ed ho poi perso al terzo turno contro Roger Federer. Per ora il Canada mi ha portato bene, vediamo cosa succederà qui a Toronto».

Parliamo un po’ della situazione del tennis italiano. Due tenniste nella top 10, mentre sembra che gli uomini fatichino di più. Qual è il motivo secondo te?
«Il motivo è che il tennis femminile e quello maschile sono due sport diversi. Ovviamente si è contenti perché siamo tutti italiani e tifiamo per gli atleti del nostro Paese, in qualunque disciplina. Noi abbiamo le nostre difficoltà e probabilmente le donne hanno le loro, ma sicuramente è un tennis diverso, ed ognuno fa la sua strada».

Com’ è il clima negli spogliatoi azzurri?
«Andiamo tutti d’accordo, siamo buonissimi amici».
Ci sono problemi a livello di federazione che possono incidere su questa differenza di rendimento tra uomini e donne?
«No, nessun problema. Noi disputeremo a settembre la partita contro la Svezia (Coppa Davis, ndr) e le ragazze si giocheranno di nuovo la possibilità di vincere il campionato del mondo (Fed Cup, ndr)».

Dove ti alleni?
«A Barcellona».

Quindi fai parte anche tu di coloro che hanno deciso di lasciare l’Italia.

«Si, anche Sara Errani e Flavia Pennetta hanno scelto di andare all’estero. La mia è stata una decisione presa tre anni e mezzo fa con il mio preparatore atletico che è venuto con me. Per ora le cose stanno andando abbastanza bene quindi non vedo perché cambiare».

Quindi non torneresti in Italia?
«Ovviamente stare a casa è un piacere, però devo vedere ciò che è meglio per la mia carriera. Non so dove sarò tra un paio d’anni ma voglio lavorare giorno dopo giorno per costruire il mio futuro».

Buttati in una previsione: il primo italiano che vincerà un torneo dello Slam?
«Non saprei, (ride, ndr). Mi piacerebbe dire il mio nome, però c’è sicuramente ancora tanto da lavorare. Rimango umile, ma ovviamente non nascondo che lavoro ogni giorno per realizzare questo grande sogno. La strada è ancora lunga».

http://www.corriere.com/sport/?p=6652

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